“Perfect!”

È un periodo che mi sento così tanto con le chiappe strette che prima, ero lì che giocavo al solito giochino sullo smartphone, e ad un certo punto mi appare la scritta “Perfect!” in mezzo allo schermo. Allora ho detto “Senti, va bene il Perfect!, ma perché? Come lo giustifichi?”.

Sull’assistenza tecnica, una cosa forse banale, o forse no

Dunque, è da un po’ di tempo che una parte del mio lavoro è occupata dal fornire assistenza tecnica ai clienti che usano una determinata tipologia di prodotti. All’inizio, introducendomi questo tipo di attività, mi misero in guardia sulla particolare osticità di questo tipo di clienti, pari forse a quella degli albergatori (non se ne abbiano a male gli amici albergatori, ma l’accoppiata albergatori-tecnologia non ha quasi mai dato buoni risultati). Ora che mi sono fatto una certa esperienza sul campo, ora che ho una buona base di dati sui quali lavorare, mi sento di condividere una riflessione. Un buon 90% delle persone con le quali ho avuto a che fare è diventata immediatamente ragionevole una volta resasi conto che dall’altra parte della cornetta c’era qualcuno disposto a prendersi carico dei loro problemi. E sottolineo il prendersi carico, non il risolvere effettivamente il problema, ché a volte la telefonata non è stata sufficiente a. Probabilmente ci ho messo del mio, ché sono bravo ad ascoltare e a rispondere di conseguenza, ma credo che il peso maggiore ce lo abbia il come porsi, non chi si pone. Ecco, non so quanto sia ovvia o banale questa considerazione, ma tanto è, mi sembrava giusto condividerla. Ciao.

Bilanci

Giusto due cose.
Una, mi sono meritato ogni singolo regalo ricevuto, dal più piccolo al più grande. È stato un anno tosto, e l’ho gestito al meglio.
Due, ho capito che il periodo natalizio è quello che se ci arrivi che stai bene allora stai da dio, ma se invece ci arrivi male allora vorresti fare la molotov umana in un centro commerciale a caso.

Succede come nei film

Interno sera, un soggiorno con angolo cottura come tanti. Lui, in piedi, sta stirando, lei, alle sue spalle, seduta sul divano, legge. Lui trattiene a stento il nervoso, accanendosi su ogni singola piega della maglia. Lei, legge. Interno sera, una camera da letto come tante. Lei, a letto, col piumone tirato fin sul viso. Lui, in piedi, si china per farle il bacio della buonanotte. Si rialza, e lei scoppia in lacrime. Lui riesce ad ingoiare quel calzino bagnato che si sente in gola, e con la voce più calma che riesce a fare, la quieta un po’. “Babbo, ma allora lo devo lasciare?” Una morsa fredda gli strizza il cuore, e decide di parlare chiaro, nero su bianco. Lei annuisce, gli occhi ancora velati, lui la bacia di nuovo, gli occhi anche lui velati. Interno sera, il soggiorno di prima. Lui fissa la cornice spenta del televisore.

E niente, si sa come va a finire.

Oggi, delle cose

Oggi il pensiero più forte è stato che è una questione di numeri, a volte. Essere un numero o dare i numeri, cosa sarebbe peggio? Per me la uno. Che è anche lui un numero.
Le liste. Mi stanno sul cazzo, le liste.
Dimmi i tuoi dieci libri dell’anima. Ma vaffanculo. Medium ha cominciato a darmi ai nervi anche per quello, duecento milioni di post di liste di cose.
Poi prima ho mandato una mail di complimenti ad un tizio sconosciuto, gliela ho mandata perché ha scritto un editor veramente come piace a me.
Poi ho fatto due cose che mi hanno fatto sorridere e stare bene. La prima, stanotte, ho condiviso al volo un sogno buffo con lei, e sapevo avrebbe gradito. La seconda è una riflessione che ho fatto prima, davanti allo specchio. Ero lì che mi studiavo la barba, per cercare qualche ciuffo ribelle, quando mi son raddrizzato e ho pensato che boh, tutta sta bellezza, non so mica, io. Sarà che ho degli ottimi feromoni. E va benone, eh, mica mi lamento. Di sta cosa volevo parlarne con Piero ma è tardi, faccio poi, lui ha sempre la parola giusta. E se non ce l’ha amen, è comunque un ottimo conversatore.