Una considerazione estemporanea sul sonno

Durante le ultime due notti ho dormito male. Vuoi per il caldo nella stanza, vuoi per la treccia di fili e il borsello a lato, sono state due notti movimentate, un continuo rotolarmi da una parte e dall’altra. Ieri sera, ad un certo punto, durante l’ennesimo rotolamento mi sono ritrovato a formulare, piuttosto lucidamente, quasi da sveglio, un pensiero. “Cosa cazzo ti giri a fare da questa parte? Ci hai già provato ed è andata male”. Non mi era mai capitato. Poi vabbè, ho proseguito per non interrompere il ritmo di rotolamento. 

Il piacere delle piccole cose

Questo Sangiovese Novello, che ha superato ogni aspettativa.
Un abbraccio della madonna.
La canzone giusta quando accendi la radio dopo il lavoro.
L’esplosione di un sorriso scatenata da un altro sorriso esplosivo.
L’inchiostro su mani e braccia che si muove in una danza quasi erotica intanto che prepari da mangiare.
Ma soprattutto il caldo alla pancia che ti lasciano le piccole cose quando accadono.

“Code is poetry”

Della frase mi interessa l’intendere la scrittura di programmi come un atto creativo.
Ditemi chi devo ringraziare per l’essermi appassionato alla programmazione, tanti anni fa, e lo farò. La scrittura di programmi è un angolo tranquillo nel quale rifugiarsi, ogni tanto. Il fine non è importante, anzi a volte nemmeno c’è, si scrive codice e basta, fine a se stesso, per il puro atto terapeutico del farlo. È anche quel piccolo massaggio all’ego per chi, come me, non ha altre velleità creative (o per lo meno ne ha altre, ma che non danno la stessa soddisfazione). Costruisco un qualcosa, con le mie mani, secondo le mie regole, regole che possono seguire una logica più o meno discutibile, senza dubbio, ma è un qualcosa di cui conosco perfettamente il funzionamento, e al quale posso metter mano per correggere un eventuale bug.

Worst case scenario

C’è questo gioco malato nel quale mi trovo spesso, senza sapere come ci sono capitato. E non posso uscirne, devo continuare a giocare fino alla fine, comunque vada. Il gioco è pensare ad una situazione, immaginarne il caso peggiore, e ingegnarmi a trovare la soluzione migliore. Il problema non è il gioco, ché dal punto di vista psicologico mi pare più che lampante, il problema è quando non trovo la soluzione.

Come un lampo in un cielo notturno

Arriverà il momento, non previsto, in cui lei riuscirà a farmi la domanda che non è mai stata in grado di fare. E sarà duramente messa alla prova, da questa domanda, ché dovrà vincere quella incontrollabile paura che non le consente di accettare che la mia risposta sarà esattamente quella che si aspetta. Non so quale sarà la domanda, ma so che quel giorno lì, finalmente, arriverà la quiete.