Akille ha detto tutto, lo quoto e non aggiungo altro.
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La spiaggia è deserta, nonostante il sole sia sufficientemente forte per far togliere la felpa e restare in t-shirt. È tutto uno spennellare di muri e ringhiere, un avvitare dadi e bulloni ai giochi per i bambini, uno spazzare e rastrellare sabbia. E tutto questo in un silenzio quasi assoluto, interrotto ogni tanto dai versi dei gabbiani o dal rombare, in lontananza, di qualche moto che si arrampica su per il promontorio. Dai che ci siamo.
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Primo esperimento significativo con Arduino Uno, qualcosa che va oltre il classico “Hello, world” con annesso blink del LED giallo.
Inizialmente mi sono accontentato di montare qualche componente esterno direttamente su due pin strip infilate nei connettori della scheda, ma la scarsa stabilità del sistema mi ha fatto desistere, e così ho acquistato cinque Proto Shield, cioè un circuito stampato preforato (tipo una scheda millefori) e preformato per essere sovrapposto alla board Arduino Uno. Ed ecco il circuito iniziale, riportato nel proto shield.
C’è un trimmer collegato ad un ingresso analogico, un dip switch a due vie collegato a due ingressi digitali, e due LED ad alta luminosità (per rendere il tutto più figo) collegati a due uscite PWM. Il loop principale del firmware funziona così: leggo il valore relativo al trimmer, e uso il valore per pilotare in PWM i due LED, solo se il corrispondente pin del dip switch è su ON, altrimenti spengo il LED. Inoltre, se la variabile legata al debug è vera, invio sulla seriale il valore letto sul trimmer.
Ecco il firmware.
Nel breve termine vorrei: 0] legare il debug ad un tasto fisico, invece che ad una variabile hard-coded; 1] verificare se tramite una coppia trasmettitore / ricevitore IR si può mettere in piedi un sensore di prossimità; 2] pilotare una barra LED usando il minor numero di pin; 3] (il vero obiettivo) interfacciare la board ad una macchina radiocomandata, in modo da sfruttare la meccanica e l’elettronica di base preesistenti.
Ogni volta che ci passo, sulla Romea, penso la stessa cosa, ovvero che mi piacerebbe percorrerla su due ruote, magari in bici, per potermi fermare senza problemi e fotografare la miriade di cose che passano davanti agli occhi. Paesaggi, specchi d’acqua, e tutta una serie di edifici commerciali risalenti agli anni ’70, chiusi e abbandonati da decenni, decadenti e affascinanti allo stesso tempo. Sarebbe senza dubbio un viaggio atipico, però questa cosa mi manca, un viaggio senza meta, anzi, meglio, un viaggio che è Viaggio e Meta allo stesso tempo.
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