L’angolino

L’uomo arriva con la macchina, nera e lucida, e parcheggia allineandosi alla banchina. Spegne l’auto, lasciando acceso il cruscotto e la radio, in verità senza sapere quale canzone stia passando in quel momento. Ha ormai la testa altrove, è arrivato nel suo angolino, e si isola dal resto del mondo: fermo, lo sguardo diritto verso l’acqua, quasi in trance. Percepisce distrattamente la presenza delle altre persone: due donne che camminano velocemente, una coppia di anziani a braccetto, un ragazzo intento a fotografare i riflessi fiochi dei lampioni sull’acqua scura. Una breve serie di gesti meccanici, e la brace della sigaretta va ad unirsi, a tratti, alle lampadine del cruscotto. L’uomo ha un volto grosso e solcato dalle rughe, folti capelli bianchi, e un paio di altrettanto folti e bianchi baffi, che potrebbero tradire i suoi trascorsi giovanili. Lo sguardo ancora perso nell’acqua del canale, non ride, ma ha un viso sereno, rilassato; e non potrebbe essere diverso, considerato che si trova nel suo angolino. Spegne nel posacenere il mozzicone della seconda sigaretta, si accorge che il suo tempo è scaduto, ed esce dal parcheggio con movimenti lenti, pronto ad affrontare una serata in casa con la moglie, oppure diverse giri di briscola al bar con gli amici, o quasiasi altra cosa.

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