April, 2010


16
Apr 10

Storpionimi

[Mi ero ripromesso di scriverne se fossi finito anche io in un post su Storpionimi. Ce l'ho fatta.]

Cosa è uno storpionimo? Citando il creatore del termine, tale Sba, si tratta di una storpiatura nomi e nick [nella prima stesura del progetto, evoluta poi estendendo lo storpiabile] di amici presenti su FriendFeed; esercizi di stile sulle parole, quindi. Se interessa, qui c’è l’About completo del progetto. Nel blog finisce solo una piccola parte del materiale prodotto [grazie all'aiuto di alcuni validi collaboratori], tutto il resto è comunque disponibile nell’apposita stanza su FriendFeed, una vera fucina di storpiature. Cosa c’è di bello, in tutto ciò, a parte la quantità di risate praticamente ad ogni post?

Ci sono le parole. C’è la ricerca della frase arguta, c’è il gioco del sottintendere, c’è lo sforzo nel coprire con un velo quello che si vuole dire, per rendere magari la storpiatura più difficile da raddrizzare. E’ un esercizio mentale che mi stimola molto, il giocare con le parole. Mi ha fatto crescere la voglia [quasi un bisogno] di scrivere, e la quantità di post non tecnici presenti nel blog ne è un chiaro esempio.

Storpionimi a parte, allargo il discorso sulle parole e lo estendo a Twitter e a Friendfeed.
Uso i due social network da un pò, e mi sono reso conto che standoci dentro attivamente il mio modo di comunicare [scrivere, per certo, parlare non so] è cambiato; la riprova, me lo hanno fatto notare persone che mi conoscono da diverso tempo. Twitter, con il suo limite di 140 caratteri, costringe l’utente a condensare ciò che vuole dire, cercando un mix tra chiarezza ed efficacia del messaggio. Friendfeed invece, che il limite non ce l’ha [o almeno, accetta un numero maggiore di caratteri], lo trovo utile per lavorare sul contenuto del messaggio. La comunicazione tra gli utenti è testuale, non sono disponibili espressioni, sguardi o gesti: io appaio agli altri utenti in base a come/cosa commento, e di conseguenza stati d’animo tipo insofferenza, felicità, etc devo trasferirli in parole, perché vengano percepiti.
Trovo questi cambiamenti molto interessanti.
Magari sono usuali, per chi studia comunicazione, sono conseguenza dell’ambito nel quale la comunicazione si sviluppa, ma a me, che ho studiato altre cose, affascinano assai.
Ah, nota a margine, sono diventato molto molto insofferente alla prolissità.
Più Twitter per tutti!

Alla prox

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13
Apr 10

L’angolino

L’uomo arriva con la macchina, nera e lucida, e parcheggia allineandosi alla banchina. Spegne l’auto, lasciando acceso il cruscotto e la radio, in verità senza sapere quale canzone stia passando in quel momento. Ha ormai la testa altrove, è arrivato nel suo angolino, e si isola dal resto del mondo: fermo, lo sguardo diritto verso l’acqua, quasi in trance. Percepisce distrattamente la presenza delle altre persone: due donne che camminano velocemente, una coppia di anziani a braccetto, un ragazzo intento a fotografare i riflessi fiochi dei lampioni sull’acqua scura. Una breve serie di gesti meccanici, e la brace della sigaretta va ad unirsi, a tratti, alle lampadine del cruscotto. L’uomo ha un volto grosso e solcato dalle rughe, folti capelli bianchi, e un paio di altrettanto folti e bianchi baffi, che potrebbero tradire i suoi trascorsi giovanili. Lo sguardo ancora perso nell’acqua del canale, non ride, ma ha un viso sereno, rilassato; e non potrebbe essere diverso, considerato che si trova nel suo angolino. Spegne nel posacenere il mozzicone della seconda sigaretta, si accorge che il suo tempo è scaduto, ed esce dal parcheggio con movimenti lenti, pronto ad affrontare una serata in casa con la moglie, oppure diverse giri di briscola al bar con gli amici, o quasiasi altra cosa.


10
Apr 10

Civiscamp

Un post al volo, in attesa del cibo al Clandestino, Faenza.
Sono veramente entusiasta di questo camp, c’è una bella atmosfera, intima, e soprattutto c’è partecipazione, c’è discussione. Vuoi per la location, vuoi per l’argomento, che più o meno direttamente riguarda tutti [l'informatizzazione e la fruibilità dei sistemi della PA], i talk mattutini hanno creato dialogo, condivisione di esperienze, opinioni.
Veramente bello, una standing ovation per Alessandro Grazioli [aka Morloi] per gli sforzi fatti. Da prendere come esempio, in un periodo in cui, imho, la parola “camp” viene abusata.

Alla prox

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5
Apr 10

Il laghetto dei ricordi

I ricordi sono come un laghetto.
Uno specchio d’acqua, a volte invitante, a volte spaventoso, capace di dare sollievo, oppure di incutere timore. E in questa acqua, che tutti bagna, più o meno di frequente, ci si può immergere in vari modi. Ci si può lasciar affondare piano piano, un poco alla volta, centimetro dopo centimetro, godendo delle sensazioni provate. Oppure ci si può cadere dentro per sbaglio, complici i bordi scivolosi, trovandosi improvvisamente e indesideratamente sommersi. O ancora, si può scegliere la via più veloce, più impetuosa, il tuffo.
Il tuffo scatena emozioni forti, scariche di adrenalina; si è consci che l’acqua potrebbe essere fredda, che è possibile fare una bevuta o dare una spanciata. Ma l’emozione ha il sopravvento, e via, si salta, attendendo il momento in cui ci si troverà sommersi.
Io questa volta ho deciso di saltare.
L’acqua era fredda, in effetti, e quasi mi ha bloccato il respiro, ma era allo stesso tempo piacevole, e il peso del liquido sopra di me assolutamente sopportabile. Poi, una volta riemerso, la consapevolezza che il passato, per quando indubbiamente bello, è passato, e che restarci dentro, equivarrebbe a soffocare. Mi godo quindi il presente, me lo vivo, sapendo comunque che, nel caso in cui dovesse servire, quel laghetto la c’è sempre.

Alla prox

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