Qualcosa che scalda

Prima, quando il sole cominciava a calare, ero in giro in macchina e stavo rientrando in ditta. Una viuzza di campagna, poco trafficata, una specie di scorciatoia per arrivare in ufficio. Oggi ha nevicato parecchio, e questa viuzza, che è poco praticata anche dagli spazzaneve, era già diventata una specie di pista di pattinaggio. Non neve battuta, con il suo colore bianco, ma di ghiaccio, azzurrina, color oggetto tagliente. Bon, ho rallentato con il freno motore, ché ok le gomme termiche, ma i fossi sono larghi e vicini, e via a passo d’uomo, con i riflessi del sole calante in faccia come se arrivassero da uno specchio. E andando piano guardavo bene la strada cercando di evitare le zone più liscie, e nel farlo, nel guardare la strada, mi sono accorto di alcune zone più scure, ogni tanto, lì sulla destra, vicino al fosso. Cosa è, cosa non è; poi ho capito, erano i tombini, che in qualche modo ricevevano calore da sotto e riuscivano a sciogliere lo strato di ghiaccio sovrastante. Questa cosa mi ha colpito, una cosa che scalda da dentro, che scalda anche se non è il suo lavoro, così, che scalda imprevista, e niente, mi è sembrato un bel pensiero da mettere per iscritto, una buona sorsata da un bicchiere mezzo pieno.

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