Il ragazzino è in piedi, in alto sulla roccia. Si sistema il costume, un paio di boxer leggermente oversize, lo tira su da dietro e rinnova il nodo in vita. Poi, le mani sui fianchi e lo sguardo verso il mare aperto, attende il momento propizio, l’attimo perfetto in cui vento, acqua, cuore e cervello sono in sincronia. Eccolo. Flette le gambe, sposta il baricentro in avanti e le braccia indietro per controllare lo spostamento. Poi però qualcosa va storto. La perfezione del momento è interrotta da un rumore proveniente dalla sua destra, e da dietro la roccia appare una piccola imbarcazione. Immediatamente bacino e braccia invertono il loro movimento, e dopo qualche oscillazione il ragazzino si ferma e si siede. Pausa, cinque minuti buoni, poi daccapo, stessi movimenti, stesso istante da ricercare. Eccolo. La flessione è più profonda questa volta, i piedi si staccano dalla roccia e il corpo percorre in pochi secondi i cinque o sei metri che lo separano dall’acqua. Splash, molti spruzzi, ma il ragazzino non bada di certo alla forma. Anche questa volta è andata, e ora c’è un pieno di adrenalina da smaltire.

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mcalamelli

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