Scritto su una panchina

L’uomo si appresta ad affrontare l’ennesima curva, sperando sia finalmente l’ultima; è ansimante e accaldato nonostante il vento teso e fresco. La sua speranza diventa realtà, e oltre la curva si apre lo spiazzo che indica il culmine del giro. Lo immagina pieno di gente e di biciclette e sudore e lacrime, ché queste cose viaggiano spesso assieme. Poi trova una panchina e ci si mette a cavalcioni per riposarsi prima della discesa. E comincia a leggere le cose scritte e incise, perché sa che una panchina piazzata così fuori mano è il foglio bianco perfetto per lasciare pensieri che chissà chi li leggerà mai. E trova questo, scritto a pennarello:

“Sono qui, da solo, in cima a questa salita, e ti penso. Dovresti vedere che bello che è, nessun altro a parte il vento, che fa correre le nuvole e muovere piano le cime degli alberi. Ti vorrei qua, e vorrei scoparti, piano, al ritmo delle fronde, con calma, senza fretta, finché il vento non si calma e rimane ad ascoltarci.”

L’uomo solleva la testa, si accende una sigaretta, guarda la vallata sotto, con gli alberi che si muovono, e poi il cielo, con le nuvole che corrono. E pensa che sarebbe davvero bello.

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