Sull’uscio

Un pling metallico segnala l’arrivo al piano scelto. La salita è stata sufficientemente lunga da permettergli un controllo visivo nello specchio all’interno della cabina: occhi scavati dalla notte insonne, arrossati dal lungo viaggio, capelli e barba in leggero disordine. Niente di preoccupante, questo è lui. Le porte si aprono, raccoglie lo zaino ed esce sul pianerottolo. Non accende subito la luce, e usa il buio per capire meglio quale delle porte è socchiusa, cercando uno spiraglio luminoso. Eccolo, la porta è la terza a destra. Ora accende la luce e mentre si avvicina la porta si apre, e lei è lì, in piedi, in attesa. Lui si avvicina, appoggia lo zaino a terra, e avanza ancora guardandola fissa negli occhi, e poi ancora un passo, senza mai distogliere lo sguardo, e ancora uno, finché i corpi non entrano in contatto e le labbra si uniscono in un bacio che sembrava non dover arrivare mai. Poi le labbra si staccano, e con un passo indietro anche i corpi, e si fissano di nuovo. «Bene, penso che ora ci si possa anche presentare. Piacere, Massimiliano», e con una risata lui prende lo zaino ed entra, e lei si chiude la porta alle spalle.

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