Back home (summer edition)

Anche questa estate si ripete il rito del trasferimento temporaneo “a casa”, ora che la famiglia allargata è in ferie. Quest’anno la cosa è un po’ più radicale, c’è da fare cat-sitting, e niente, le prossime due settimane le passo qui. La casa mi accoglie con una calda penombra. Alcune cose le ritrovo al loro posto, cioè, nel senso, dove erano una volta, altre invece no, sparite o spostate. C’è silenzio. Ce n’è tanto, rispetto all’altra casa. È quel tipo di silenzio, non so se ce l’hai presente, tipico degli appartamenti vuoti perché gli occupanti rientrano un po’ più tardi dal lavoro. Faccio due coccole alle gatte, poi dedico la mia attenzione ai libri, ai miei libri. Sono praticamente tutti al loro posto: King troneggia sulla mensola sopra al divano, Barker e Crichton riempiono gli scaffali di fianco alla vetrinetta, Stephenson e gli altri duecento circa sono come intonaco colorato nel corridoio. Mi mancano, i miei libri. A casa purtroppo non c’è posto, il coso di legno preso all’Ikea è già pieno, come fosse un muro di Tetris. Mi mancano, i miei libri.

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