Lei era

(Questo post fa un abbastanza male, ma stava già lì, scritto, nero su bianco, e no, non mi andava di cancellarlo. Il titolo originale sarebbe dovuto essere “Lei è”, al presente, ma nell’ultima settimana il presente è passato, e lei non c’è più. Rimane tutto quello che c’è stato, rimane la più grande storia d’amore della mia vita. Ciao, Ro.)

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(Un giorno mi scrive in chat “PROPOSTA INDECENTE”, e io penso subito chissà cosa, poi mi propone questo gioco, mi da un tema da scrivere, il cui titolo è, appunto, “Lei è”, e poi la domenica glielo leggo, ché io che leggo le piace un sacco. Tutto ciò è estremamente figo, secondo me.)

Lei, eh.
Qui in realtà ci sarebbe dovuto essere un incipit fighissimo, poi mi sono accorto che il testo era diverso, diceva “Per me è, per me è”, e allora niente. Quindi probabilmente in questo momento
LEI È quella che ha colto la citazione e che ride sommessamente per il mio errore e con la spalla che va su e giù mi fa muovere il foglio.
LEI È tutto, ti direi, se volessi gettare una badilata di banalità su questo foglio; ma non voglio, e allora ad esempio ti dico che
LEI È quella che, quando manca, quando non c’è, lascia il buco più grande, il vuoto più vuoto.
LEI È il miglior modo per cominciare la giornata, in ogni senso, e li intendo proprio tutti, eh: vista, tatto, olfatto, udito, gusto.
LEI È, per me, una spalmata di Vicks sul petto, un tocco di roba buona alla fine di una giornata pesante, un morso ad un peperoncino, una battuta che ci metti qualche secondo a capirla però poi rimani coi goccioloni per mezz’ora.
LEI È quella che ho scelto, quella per cui, se mi chiedi ad esempio un tema nel quale devo scrivere cosa è lei, mi perdo a guardare fuori dalla finestra nel pensarla e va a finire che il foglio rimane vuoto.
Senti, ti interessa davvero sapere cosa è lei? Allora fai così. Stai un po’ con noi, guardami, guardala, guardaci, ché per me, così, lo capisci bene.

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