All I want is for you to be happy (and)

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L’affanno scema, i nervi si rilassano, e arriva l’ora di mettere nero su bianco un po’ di cose.

Ho sperimentato in prima persona il sollievo che comporta il togliersi un peso enorme dallo stomaco, seguito dall’amarezza che comporta il rendersi conto che gli sforzi non sempre portano a risultati positivi, seguita a ruota da una blanda allegria per il non aver messo da parte l’amor proprio.

Sono stato travolto dalla percezione del rafforzarsi di un legame che si era in qualche modo affievolito. È cominciato tutto con una leggera pressione sulle gambe, inaspettata. Poi mi sono reso conto di cosa stava succedendo, il cuore gonfio di gioia, il naso pieno dell’odore di uno shampoo recente, il sorriso di una lamentela scherzosa incolpandomi farle sudare la maglia. Bentornata, non sei mia ma ti voglio bene come se lo fossi.

Il leggero imbarazzo che ho provato rendendomi conto di aver perso il ricordo di parecchi episodi risalenti al periodo delle superiori si è sciolto di fronte ai sorrisi dei miei amici, ed ascoltare i racconti dalla loro voce è stato come vivere ancora una volta quei momenti. Grazie, vi voglio bene.

E poi il ritorno, con Murphy sulla testa come una spada di Damocle.
Uno stato d’animo cupo, come se la possibilità fosse in realtà una certezza. E invece, tutto ok.
Mi sdraio a fianco a te, inutilmente piccolo per non svegliarti, ché tanto hai il sonno pesante. Mi rilasso ma il sonno tarda ad arrivare, e allora ti guardo dormire, sincronizzo il respiro con il sali e scendi della tua canottiera leggera. E ti parlo. Di come è andata la serata, di amici che non conosci, del viaggio di ritorno, del veloce scambio di parole con il benzinaio, di quel desiderio che sono riuscito finalmente ad esternare durante l’ultima chiacchierata con la doc:

all I want is for you to be happy and
take this moment to make you my family and
finally you have found something perfect and
finally you have found

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