Sul “No.”

Prima ero in terrazza a fumare, guardando l’acqua del fiume andare verso destra e gli steli delle canne inclinarsi verso sinistra, e pensavo “Tanta roba il fiume, come fa correre i pensieri lui, poco altro riesce”. E mi sono accorto di stare riflettendo sul “No.” che ho detto giovedì sera a Francesca, mia figlia. La domanda era se avesse potuto – per risparmiarmi la deviazione verso casa dei nonni la mattina dopo – portare il cellulare a scuola. “No perché uno non ti serve, due se te lo rompono o prendono, anche solo per scherzo, mi incazzo come una pantera e resti senza per un bel po’” “Ma ti prometto…” “No.” Mi ha pesato, quel No, riflettendoci a palle ferme (pun intended). Mi ha pesato, quel No, perché ho in qualche modo annullato delle aspettative, dei pensieri non detti, delle fantasie. Sento di poter dire che una volta non era così, e dal mio punto di vista meno complicato, perché sentivo un puro e semplice desiderio, fine. “Babbo voglio quello.” “No.” Si sente che è più semplice, dai. Amici che avete figli alle elementari non lamentatevi, i bei momenti devono ancora arrivare. (10 a 1 che arriva qualcuno a dirmi che superiori VS medie è la stessa cosa, ma già lo so, già mi tremano i polsi)

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