O meglio, ogni tanto mi faccio dei viaggi mentali su cose che mi possono succedere. Ad esempio.
Se le cose fossero andate per il verso giusto, stasera, più o meno a quest’ora, avrei dovuto avere in mano il telefono nuovo, ché il mio ha fatto una caduta del cazzo, ma si vede che se n’è avuto a male, e insomma è morto. Allora c’era in ballo questa gran bazza (e invece ciccia, e gli stronzi, ché sono una coppia, non rispondono nemmeno alle email, ma questa è un’altra storia), verso Russi, con un sacco di richieste, e la tizia lunedì «Mi capisca ma ci sono tante persone interessate, viene stasera a prenderlo?» e io «No guardi, stasera proprio non riesco, ché è il mio turno per tenere la bambina, potrei domani oppure mercoledì, mi dica lei». E niente, mi immaginavo di andare da loro a ritirare il telefono, «Piacere, Massimiliano» «Piacere, tizia, ci ha trovato facilmente, vero?» «Sì, tutto ok» «Guardi, questo è il telefono, è praticamente nuovo» e io lo guardo e lo provo, e lei «Allora ha una bambina, diceva?» «Sì, si chiama Francesca, guardi che carina che è» e tiro fuori dal portafoglio la foto «Però è vecchia la foto, ora ha sette anni» «Ma come, non ne ha una più recente?» «Sì, certo, le porto sempre con me, su Flickr» e prendo il telefono, accedo al mio account e le faccio vedere l’ultima foto che ho fatto alla Chicca. E’ bello poter accedere alle proprie cose, ai propri dati, in ogni momento, secondo me siamo fortunati. Poi certo, metti che non c’era campo facevo una figura di merda, però nella storia il segnale era ottimo.
racconti
8
Nov 11
Mi racconto le storie
17
Oct 11
Ipnotico
Il serpente è arrotolato su se stesso, nell’angolo anteriore destro della teca. È lungo circa un metro, le scaglie per lo più ocra, con dei disegni romboidali scuri che corrono lungo tutto il corpo. Diversamente dagli altri serpenti nelle teche vicino, lui è sveglio, fermo ma sveglio, con la lingua che saetta dentro e fuori la bocca per sondare l’ambiente. Un ragazzino, approfittando della distrazione dei genitori, si avvicina alla teca e tamburella con le dita sul vetro per richiamare l’attenzione del rettile. Il serpente comincia a muoversi, infastidito. E’ un movimento sinuoso, uno srotolamento, spira dopo spira, che cattura lo sguardo del ragazzino. Il corpo comincia a seguire la testa nel movimento verso l’alto, verso il ramo messo come tentativo di ricreare l’habitat naturale, e le scaglie sfilando creando un vortice di rombi impossibile da non seguire con attenzione. Poi arriva la coda, il vortice si spegne e il ragazzino si riprende, quasi stupito di non trovarsi più il serpente davanti. Lo cerca a destra e a sinistra, nel legno sbriciolato che ricopre il fondo della teca; non vedendolo si allontana dal vetro, e raddrizzando il busto se lo trova improvvisamente davanti agli occhi, sul ramo. Si sposta bruscamente all’indietro, spaventato, e torna dai genitori, che non si sono accorti di nulla.
30
Sep 11
Contro il vetro
L’uomo sale sul bus, nervoso e a disagio. Cerca sempre di evitare i luoghi affollati, in cui potrebbe trovarsi a stretto contatto con la gente. Oggi però non gli è stato possibile, la macchina fermata dal provvedimento antismog, la bici idem, ma a causa del maltempo. Non le odia, le persone, però sa che più sono, più rischia di stare male. Un dono, qualcuno l’ha chiamato; «Certo, come no» risponde sempre lui, «prova a conviverci. Ogni santo giorno.». Lui percepisce le emozioni degli altri. Ma non solo le percepisce, arriva a condividerle suo malgrado. E il contatto fisico con qualcuno gliene proietta in testa il pensiero; è uno stress che spesso non è in grado di gestire. E dunque è sul bus. Si accorge che la gente lo osserva a causa del suo aspetto: bianco da sembrare malato, un lungo impermeabile, i guanti per limitare i contatti accidentali. E lui, suo malgrado, comincia a sentire, e viene attraversato da ondate emotive improvvise che gli fanno stringere gli occhi fino ad una fessura, come di fronte a lampi di luce, un inutile gesto istintivo di difesa. Ansia, rabbia, un ragazzo preoccupato per il proprio andamento scolastico, una donna anziana pensa rassegnata al momento, vicino, nel quale raggiungerà il marito deceduto da anni, e apatia, invidia, tutto questo gli entra nella testa man mano che avanza alla ricerca di un posto libero. All’improvviso, in questo mare di negatività, un’isola di tranquillità. Cerca di individuare la persona, la fonte, ma inutilmente; poi, nascosto da due ragazzi, appare un posto libero, vicino al vetro, e si accorge che le ondate di sensazioni positive arrivano proprio da lì. Raggiunge il seggiolino, si siede, e chiude gli occhi gustandosi il forte residuo di calma e bei pensieri lasciato lì da chissà chi. Percepisce amore, desiderio, voglia di scoprire e ripartire, di una vita nuova. Sul volto gli si forma un sorriso compiaciuto, e continuando a tenere gli occhi chiusi si sfila un guanto, appoggia la mano nuda al vetro, dove probabilmente c’era appoggiata la testa della persona, come per poter assorbire il più possibile quelle sensazioni.
20
Sep 11
Imprecisione
“E queste erano le previsioni per domani”.
Dice sedici giugno duemilanovantanove, chissà se sarà vero. Ultimamente sembra azzeccarci, la previsione, magari è la volta buona che riescono a correggere adeguatamente il modello matematico. Se sapessi come aiutarli, quelli del reparto software, lo farei, ma non è il mio campo, io mi occupo della struttura che ci ospita. Semplicemente mi limito a cogliere nella frase “le previsioni del tempo”, una certa ironia, senza brontolare o lasciarmi andare a critiche esasperate. D’altra parte lo sapevamo, ci avevano avvisato che sarebbero potuti esserci dei rischi, e il contratto di volontari parlava chiaro. Certo è che questo esito nessuno l’aveva previsto, considerati i risultati positivi dei primi esperimenti. Il gruppo dei fisici ci si sta ancora scervellando, e sembra che la causa più plausibile sia la differenza di volume tra i solidi impiegati per i test e la struttura dove stiamo ora: un corpo più grande avrebbe introdotto nel sistema alcune variabili che, a livello computazionale, hanno reso le date di arrivo estremamente imprecise. E ci troviamo dunque a spasso in questa specie di tunnel temporale, sballottati tra date possibili, sperando di riuscire ad indovinare quella giusta che ci permetterebbe di tornare a casa. Dice sedici giugno duemilanovantanove; chissà se ci sarà il sole oppure no. Mi ricordo i discorsi con mio padre, quando il tempo da indovinare era quello meteorologico, ricordo che mi diceva sempre che le previsioni del tempo erano potenzialmente imprecise, per colpa delle’elevato numero di variabili in gioco. Ora è solo cambiato il contesto, il resto è rimasto uguale.
9
Sep 11
Sull’uscio
Un pling metallico segnala l’arrivo al piano scelto. La salita è stata sufficientemente lunga da permettergli un controllo visivo nello specchio all’interno della cabina: occhi scavati dalla notte insonne, arrossati dal lungo viaggio, capelli e barba in leggero disordine. Niente di preoccupante, questo è lui. Le porte si aprono, raccoglie lo zaino ed esce sul pianerottolo. Non accende subito la luce, e usa il buio per capire meglio quale delle porte è socchiusa, cercando uno spiraglio luminoso. Eccolo, la porta è la terza a destra. Ora accende la luce e mentre si avvicina la porta si apre, e lei è lì, in piedi, in attesa. Lui si avvicina, appoggia lo zaino a terra, e avanza ancora guardandola fissa negli occhi, e poi ancora un passo, senza mai distogliere lo sguardo, e ancora uno, finché i corpi non entrano in contatto e le labbra si uniscono in un bacio che sembrava non dover arrivare mai. Poi le labbra si staccano, e con un passo indietro anche i corpi, e si fissano di nuovo. «Bene, penso che ora ci si possa anche presentare. Piacere, Massimiliano», e con una risata lui prende lo zaino ed entra, e lei si chiude la porta alle spalle.