Just another blog http://www.mcalamelli.net Just another blog... si, lo tengo così Fri, 10 May 2013 13:46:04 +0000 it hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.5.1 I racconti della casa nuova – Un breve sopralluogohttp://www.mcalamelli.net/2013/05/10/i-racconti-della-casa-nuova-un-breve-sopralluogo/ http://www.mcalamelli.net/2013/05/10/i-racconti-della-casa-nuova-un-breve-sopralluogo/#comments Fri, 10 May 2013 13:46:04 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39464 Continue reading ]]> L’acqua nel fiume non è molta, e scorre lenta verso la foce. In direzione opposta, una serie di onde svela un pesce che risale la corrente. Le canne frusciano come un mormorio, scosse appena dalla leggera brezza. Un turbinio di rondini percorre la superficie dell’acqua a caccia di insetti, e le più avventate – o distratte – mi volano vicino, affacciato al piccolo balcone.
Sento di volerle già bene, alla casa nuova.

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Mossismo involontariohttp://www.mcalamelli.net/2013/04/29/mossismo-involontario/ http://www.mcalamelli.net/2013/04/29/mossismo-involontario/#comments Mon, 29 Apr 2013 11:03:46 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39455 Continue reading ]]>

Una volta facevo il fotografo, dice l’uomo. Fino a quando non è iniziata la malattia e sa, le foto mosse non piacciono a tutti; così vado nei posti che mi piacciono e mi fermo a guardare, perché sta tutto lì sa, nel guardare le cose e vederci dentro. Non posso fare altro, guardo.

Il periodo precedente l’ho estrapolato da questo post scritto ieri da Squonk, un post da un lato molto bello, ma che mi ha dato anche da pensare. L’idea di finire come l’uomo del racconto mi spaventa molto. È che le braccia tremano abbastanza, a volte, il dottore dice di non preoccuparmi, che è una questione di nervi, lo stress, l’ansia, però ecco, ci penso, e tremo un po’ di più.

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Thank youhttp://www.mcalamelli.net/2013/04/26/thank-you/ http://www.mcalamelli.net/2013/04/26/thank-you/#comments Fri, 26 Apr 2013 06:55:00 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39454 Continue reading ]]> Stefania.
Marco, la Cate, Simone e Bicio, Luca, Simone e l’Elena.
Elena, Francesca, Vincenzo, Emanuela, Federica.
Michela e Matteo, Elisa.
Le Mondine.
Corrado.
Benedetta & family.

Spero di non aver lasciato fuori nessuno. Grazie per il bellissimo Natale. REsistiamo.

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“E tu? in tutto questo, tu?”http://www.mcalamelli.net/2013/04/16/e-tu-in-tutto-questo-tu/ http://www.mcalamelli.net/2013/04/16/e-tu-in-tutto-questo-tu/#comments Tue, 16 Apr 2013 13:22:09 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39438 Continue reading ]]> Capita che ti trovi a scrivere una cosa a quattro mani con una amica, una cosa tu ed una lei, e via, ognuno seguendo il flusso dei propri pensieri. L’ultima battuta è stata tua, sei soddisfatto, le metafore che hai usato rendono bene, e ora tocca a lei. Lavori, fai altro, non ci pensi. Poi un (1) nel tab di GMail, il primo in alto a sinistra nel browser, quello che è praticamente sempre aperto, attira la tua attenzione.
“E tu? in tutto questo, tu?”
Leggo quella singola frase due, cinque, dieci volte. Altrettante controllo il mittente.
Lei, l’amica, non lo sa – ora, se legge il post, sì – ma è una gran mazzata, al sapore amaro di déjà vu. Estrapolata dal gioco di scrittura e sbattuta nella vita reale, è un invito ad un bilancio, cosa che – da qui il déjà vu – sto facendo da un po’. E tirate le somme, il numeretto tende al negativo.
Io, in tutto questo, non vado bene.
Sono vuoto.
Arrabbiato.
Cerco lo scontro, fortunatamente non con tutti.
Noiosamente cinico.
Un esempio? Le bombe di Boston. Dopo l’iniziale dispiacere, semplicemente non me ne frega un cazzo. Suona malissimo, ne sono consapevole, ma è così.
Non mi riconosco e mi faccio paura.
“E tu? in tutto questo, tu?”
Io? Non lo so, fatico a capire chi sono.

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In dreamshttp://www.mcalamelli.net/2013/03/29/in-dreams/ http://www.mcalamelli.net/2013/03/29/in-dreams/#comments Fri, 29 Mar 2013 12:51:28 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39418 Continue reading ]]> Apro gli occhi con la sgradevole sensazione di essere impossibilitato a muovermi.
Provo, e le gambe, le braccia e la testa sono come bloccate su una superficie di gomma semirigida. Mani e piedi riesco a muoverli, ma questo non mi consola, anzi.
Qualcosa mi ostruisce la bocca, consentendomi comunque di respirare.
Chino a fatica la testa verso il basso, e mi intuisco steso su un lettino, ancorato da fasce, coperto da un lenzuolo dalla vita in giù; sento arrivare la prima, grossa, ondata di panico.
Percepisco e intravedo un ambiente asettico, freddo come le luci al neon che lo illuminano, macchinari, tubi, LED che si accendono e spengono, carrelli con attrezzi ben appoggiati in ordine: sono in una specie di sala operatoria.
Il panico è oramai una piena di fiume; mi dimeno, inutilmente, cerco di urlare, ma escono solo flebili mugolii. Non proprio inutilmente, perché una figura entra da sinistra nel mio spazio visivo.
Non è riconoscibile, ha il capo coperto da un qualcosa di tessuto, una grossa maschera con lenti opache davanti a occhi e naso, una mascherina verde per la bocca, e quello che può essere un camice che parte dal collo e arriva dove io non riesco a vedere.
Si avvicina lentamente, e mentre mi sforzo di capire chi è, una luce abbagliante si accende sopra il mio volto, vanificando ogni mio sforzo. L’unico dettaglio nuovo che percepisco è lo strumento di metallo, lungo e scintillante, che tiene in mano.
Perdo il controllo e urlo, senza riuscire ad emettere un suono.
La figura si avvicina, mi appoggia la mano avvolta nel guanto di lattice sul torace, e noto il tessuto della mascherina deformarsi a causa del sorriso spuntato sulla bocca che non vedo, come a volermi tranquillizzare. Come un sussurro impercettibile, “Non ti farò male”. E alza lo strumento che ha in mano.
Non è un bisturi, ma la lama c’è tutta. La vedo scintillare, una lama senza fascino, dritta, fatta con uno scopo unico: tagliare.
E comincia ad usarla, senza preavviso.
Io urlo di nuovo, un urlo lungo e silenzioso, in attesa di sentire arrivare l’ondata di dolore.
Quando la gola brucia, smetto, ché il dolore non è arrivato, nonostante la figura stia proseguendo con il suo lavoro di incisione.
Sento la lama scendere nella carne, sempre più giù, la sento curvare per percorrere lo spazio vuoto tra due costole, sento il sangue scorrere lungo il fianco, la sento emergere dal taglio, sento il rumore di lacerazione quando le mani allargano il taglio, sento la pressione sulle costole, sento il crack delle stesse quando la pressione è diventata sufficiente, ma no, come aveva detto la figura che si sta accanendo su di me, non sento dolore.
Il lavoro procede febbrile, tra crack e incisioni, io e la figura oramai verniciati del mio rosso cupo, e finalmente termina, con il rumore della lama appoggiata a qualche superficie metallica.
Io, che avevo distolto lo sguardo, spettatore/protagonista insensibile di quello scempio, riabbasso gli occhi, e vedo la figura con un cuore, il mio cuore, ancora sprizzante sangue, in mano.
Il sorriso deforma nuovamente la mascherina, e un nuovo sussurro “Questo lo tengo io, a te non serve”.
Poi solleva la maschera opaca, e riesco così a vedere gli occhi della figura, e la riconosco immediatamente. Con dei mugugni le faccio capire che voglio parlare, e sento la bocca finalmente libera.
“Cretina che non sei altro, brutta testa di cazzo, è sempre stato tuo, c’era bisogno di fare tutto questo casino?”

Poi mi sono svegliato.
E magari uno si chiede per quale motivo alle sette della mattina abbia già voglia di dare fuoco a chiunque.

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Coccihttp://www.mcalamelli.net/2013/03/12/cocci/ http://www.mcalamelli.net/2013/03/12/cocci/#comments Tue, 12 Mar 2013 19:56:15 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39414 Continue reading ]]> Ho preso tutto l’occorrente: la scopa, la paletta, un setaccio giocattolo, la colla, i cerotti. E pian piano ho iniziato a ripulire, a filtrare e rimettere assieme i pezzi. Ma è un lavoro lungo, e allora man mano che rimane qualcosa nel setaccio lo prendo e lo metto in un sacchetto, poi quando me la sento prendo colla e cerotti e proseguo a ricomporre questa specie di puzzle 3D. Non so quanto tempo ci vorrà per finirlo. So che adesso è incompleto e tagliente, e se non sai da che parte prenderlo rischi di farti male.

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Lei erahttp://www.mcalamelli.net/2013/03/04/lei-era/ http://www.mcalamelli.net/2013/03/04/lei-era/#comments Mon, 04 Mar 2013 13:43:16 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39392 Continue reading ]]> (Questo post fa un abbastanza male, ma stava già lì, scritto, nero su bianco, e no, non mi andava di cancellarlo. Il titolo originale sarebbe dovuto essere “Lei è”, al presente, ma nell’ultima settimana il presente è passato, e lei non c’è più. Rimane tutto quello che c’è stato, rimane la più grande storia d’amore della mia vita. Ciao, Ro.)

***

(Un giorno mi scrive in chat “PROPOSTA INDECENTE”, e io penso subito chissà cosa, poi mi propone questo gioco, mi da un tema da scrivere, il cui titolo è, appunto, “Lei è”, e poi la domenica glielo leggo, ché io che leggo le piace un sacco. Tutto ciò è estremamente figo, secondo me.)

Lei, eh.
Qui in realtà ci sarebbe dovuto essere un incipit fighissimo, poi mi sono accorto che il testo era diverso, diceva “Per me è, per me è”, e allora niente. Quindi probabilmente in questo momento
LEI È quella che ha colto la citazione e che ride sommessamente per il mio errore e con la spalla che va su e giù mi fa muovere il foglio.
LEI È tutto, ti direi, se volessi gettare una badilata di banalità su questo foglio; ma non voglio, e allora ad esempio ti dico che
LEI È quella che, quando manca, quando non c’è, lascia il buco più grande, il vuoto più vuoto.
LEI È il miglior modo per cominciare la giornata, in ogni senso, e li intendo proprio tutti, eh: vista, tatto, olfatto, udito, gusto.
LEI È, per me, una spalmata di Vicks sul petto, un tocco di roba buona alla fine di una giornata pesante, un morso ad un peperoncino, una battuta che ci metti qualche secondo a capirla però poi rimani coi goccioloni per mezz’ora.
LEI È quella che ho scelto, quella per cui, se mi chiedi ad esempio un tema nel quale devo scrivere cosa è lei, mi perdo a guardare fuori dalla finestra nel pensarla e va a finire che il foglio rimane vuoto.
Senti, ti interessa davvero sapere cosa è lei? Allora fai così. Stai un po’ con noi, guardami, guardala, guardaci, ché per me, così, lo capisci bene.

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Credohttp://www.mcalamelli.net/2013/02/15/credo/ http://www.mcalamelli.net/2013/02/15/credo/#comments Fri, 15 Feb 2013 07:26:53 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39390 Continue reading ]]> Credo che alla fine dei giochi ci sia un profondo, fortissimo desiderio di estate. Piedi nudi, bagni a marina dopo l’ufficio, telefono muto che sticazzi se suona, granelli di sabbia come segnalibro, caldo sulla pelle, gocce che si asciugano addosso, sale nei capelli, appuntamenti sul telo da bagno, baci fino a notte fonda. Perché alla fine dei giochi, questo inverno, vero o metaforico esso sia, ha profondamente rotto il cazzo.

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Epifaniahttp://www.mcalamelli.net/2013/02/06/epifania/ http://www.mcalamelli.net/2013/02/06/epifania/#comments Wed, 06 Feb 2013 15:01:45 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39379 Continue reading ]]> Capita che, in quanto persona grosso modo adulta, ti trovi in un momento un po’ così, e decidi che no, a certi progetti è meglio non pensare, è meglio accantonarli in attesa di tempi migliori.
Capita che poi le cose tornano ad andare per il verso giusto, e nel bel mezzo di un discorso senti saltar fuori questi progetti, saltar fuori non nella tua testa ma proprio a voce, e pensi “Ma no cazzo, è troppo presto, sei cretino, così non va bene!”.
Però c’è qualcosa che non ti torna, e allora ti fermi, la guardi, e un lampo, l’epifania.
Non sei tu che ne stai parlando, lo sta facendo lei. Lei.

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Keep on moving [*]http://www.mcalamelli.net/2013/01/17/keep-on-moving/ http://www.mcalamelli.net/2013/01/17/keep-on-moving/#comments Thu, 17 Jan 2013 19:39:30 +0000 mcalamelli http://www.mcalamelli.net/?p=39363 Continue reading ]]> [*]

Il movimento è la metafora che io e la Doc abbiamo scelto, grosso modo l’anno scorso, per definire il mio rapporto con le cose che succedono. C’è questa strada, me la immagino che taglia un paesaggio sconfinato, come possono esserlo certi scorci scandinavi. Io mi ci muovo dentro, a volte deviando lungo un sentiero interessante, a volte inciampando su pietre e rami, altre correndo lungo discese ripide.
Adesso davanti c’è una salita.
Ma non mi spaventa, anzi, la vedo come una bella sfida.
Sono pronto.
Il fisico. Durante l’ultimo periodo ho seguito una preparazione atletica molto particolare, che mi ha permesso di restare immobile per molto tempo e scattare non appena le condizioni sono state favorevoli; muscoli leggeri ma resistenti, niente zavorra inutile da portarmi dietro.
L’attrezzatura. Ho uno zaino comodo e capiente, di quelli che sì, li senti, ma non gravano sulla schiena. Dentro ci sono un sacco di pietre da metterci sopra. Ci sono quelle parole che non si possono dire, ben custodite nel cellophane, così non perdono la loro fragranza originale. Ci sono gli anni passati sui muri di Tetris, che se tutto va bene mi serviranno ad arredare 7mq o poco più. Poi ci sono degli spazi vuoti, ché alcune cose le ho spostate sulla pelle, e così se lungo la salita trovo qualcosa di interessante posso portarlo con me senza impedimenti.
La mente. Parto con la consapevolezza che non sarà l’ultima salita della mia vita. Certo, sarebbe stato senza dubbio più piacevole trovarci un bel prato che si perde a vista d’occhio, in cima a questa salita, e fermarsi lì; certo, la salita, a farla in compagnia, sarebbe stata meno pesante. Ma nulla vieta di trovare un’altra salita da fare assieme, o un prato più bello e spazioso nel quale fermarci. Ora, dunque, mi godrò l’adrenalina della sfida, e basta.
Quindi, dita incrociate ché, sistemati gli ultimi dettagli, magari tra qualche giorno parto.
Chi mi ama stima, mi segua.

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