Capita che, in quanto persona grosso modo adulta, ti trovi in un momento un po’ così, e decidi che no, a certi progetti è meglio non pensare, è meglio accantonarli in attesa di tempi migliori.
Capita che poi le cose tornano ad andare per il verso giusto, e nel bel mezzo di un discorso senti saltar fuori questi progetti, saltar fuori non nella tua testa ma proprio a voce, e pensi “Ma no cazzo, è troppo presto, sei cretino, così non va bene!”.
Però c’è qualcosa che non ti torna, e allora ti fermi, la guardi, e un lampo, l’epifania.
Non sei tu che ne stai parlando, lo sta facendo lei. Lei.
Keep on moving [*]
Il movimento è la metafora che io e la Doc abbiamo scelto, grosso modo l’anno scorso, per definire il mio rapporto con le cose che succedono. C’è questa strada, me la immagino che taglia un paesaggio sconfinato, come possono esserlo certi scorci scandinavi. Io mi ci muovo dentro, a volte deviando lungo un sentiero interessante, a volte inciampando su pietre e rami, altre correndo lungo discese ripide.
Adesso davanti c’è una salita.
Ma non mi spaventa, anzi, la vedo come una bella sfida.
Sono pronto.
Il fisico. Durante l’ultimo periodo ho seguito una preparazione atletica molto particolare, che mi ha permesso di restare immobile per molto tempo e scattare non appena le condizioni sono state favorevoli; muscoli leggeri ma resistenti, niente zavorra inutile da portarmi dietro.
L’attrezzatura. Ho uno zaino comodo e capiente, di quelli che sì, li senti, ma non gravano sulla schiena. Dentro ci sono un sacco di pietre da metterci sopra. Ci sono quelle parole che non si possono dire, ben custodite nel cellophane, così non perdono la loro fragranza originale. Ci sono gli anni passati sui muri di Tetris, che se tutto va bene mi serviranno ad arredare 7mq o poco più. Poi ci sono degli spazi vuoti, ché alcune cose le ho spostate sulla pelle, e così se lungo la salita trovo qualcosa di interessante posso portarlo con me senza impedimenti.
La mente. Parto con la consapevolezza che non sarà l’ultima salita della mia vita. Certo, sarebbe stato senza dubbio più piacevole trovarci un bel prato che si perde a vista d’occhio, in cima a questa salita, e fermarsi lì; certo, la salita, a farla in compagnia, sarebbe stata meno pesante. Ma nulla vieta di trovare un’altra salita da fare assieme, o un prato più bello e spazioso nel quale fermarci. Ora, dunque, mi godrò l’adrenalina della sfida, e basta.
Quindi, dita incrociate ché, sistemati gli ultimi dettagli, magari tra qualche giorno parto.
Chi mi ama stima, mi segua.
Estraneo
Estraneo.
Sostantivo maschile singolare.
Chi è fuori da un ambiente. [Wikizionario]
Non attenente per amicizia, colleganza, dipendenza, o altra simile relazione. Che non ha rapporto con la cosa di cui si parla. [Etimo.it]
Perché?
Qualcosa di completamente diverso
È un periodo di grande subbuglio interiore, come non mi è mai capitato in 37 anni di vita.
No, non è vero.
Riformulo.
È un periodo di grande subbuglio interiore, e mi ritrovo a viverlo e contrastarlo come mai mi era successo in 37 anni di vita.
Meglio, sì.
È un periodo di alti e bassi, con i bassi che diobono sono davvero bassi, ma li vivo con una sofferenza attiva, e non passiva, come in passato. Ci urlo sopra, ci bestemmio attraverso, ci ragiono nella maniera più oggettiva possibile, escogito soluzioni, e quelle migliori gliele sottopongo al prossimo contatto. Direi che il leit motiv di questo periodo è “Non lasciare nulla di intentato”. Direi che non mi sono mai trovato a combattere così energicamente per qualcuno, mai. Sarebbe stato più semplice rassegnarsi e “Sai cosa? Vaffanculo, eh, ciao”? Probabilmente sì, ma lo so io cosa avrei perso, e per una cosa di quella entità vale la pena di sanguinare, senza dubbio.
Poi ho scoperto che una cosa che mi spiazza, e a volte mi spiezza (ciao, umorismo, bentornato), è il non sapere la durata di un periodo. “verrà il momento”, “stare nel mio per un po’”, “un giorno si vedrà”: madonna boia, non ce la faccio mica. È come il QB nelle ricette. Cosa cazzo vuol dire “quanto basta”? Dammi dei grammi, dei centilitri, inventati tu una unità di misura ma, cristo, quantificami la cosa. Non sai il termine ultimo? Andiamo per gradi allora, dammi delle milestones, dei tempi intermedi, spezziamo il problema.
E ancora, il muoversi con i piedi di piombo, tarando la smania di dire e fare (baciare magari, lettera check, testamento anche no) in funzione di ciò che percepisco dall’altra parte, per evitare di aggiungere zavorra ad una situazione già pesante di suo. La fortuna è dalla mia, in questo caso, ché dall’altra parte c’è una persona adulta, intelligente, con i piedi per terra, che se pensa A non ti dice B, ma proprio A, e te lo dice in faccia, senza tanti giri di parole.
Insomma, tengo botta, stringo i denti, con la consapevolezza che, qualunque sarà il risultato, ho fatto tutto il possibile per riportarla a me.
Un cordiale fanculo ad un altro Natale [*]
“Ciao capo, compri qualcosa?”
“Ciao, no, mi dispiace, niente”
“Dai, compra qualcosa, aiutami”
“No, davvero, non compro niente”
“Ho freddo”
La serata è fredda, scende una pioggerella gelata che ancora non è diventata neve, ma si sente dall’odore che lo farà presto.
“Senti, ti piace la cioccolata?”
“Sì! Lo sai che il mio paese è uno di quelli che ne produce di più?”
“Vieni dal Ghana?”
“No, sono ivoriano”
“Ah, ok. Vieni, andiamo in quel bar, io ho voglia di caffè, se ti va ti offro una cioccolata calda”
“Ok, va bene”
Il bar è fighetto, gli avventori sono fighetti, ma nessuno dei due ci fa caso e ci avviciniamo al bancone. Il barista, fighetto, si accorge di me, poi di lui.
“Ti avevo detto di non tornare a disturbare i clienti”
“Vorremmo prendere qualcosa da bere, non disturba nessuno. Se è un problema ci leviamo dal cazzo e cerchiamo un bar migliore”
“No, mi scusi, non avevo capito, credevo ch”
“Un caffè doppio e una cioccolata calda, che fa freddo. Grazie”
“Ok, preparo subito, mi scusi ancora”
L’atmosfera si è appesantita. Io ho la testa in giro e fisso il bordo del bancone, lui non sa cosa dire.
“Perché l’hai fatto? Nemmeno mi conosci”
“Perché no? Tu avevi freddo, io voglia di un caffè, stiamo risolvendo”
“Sei strano. Sorridi, sembri felice, ma hai gli occhi tristi”
“Lo so, è un momento un po’ così”
Abbiamo finito le consumazioni, e anche le cose da dire.
“Grazie, di cuore, mi sono scaldato un po’. Ora vado, cerco di vendere qualcos’altro, poi rientro. Ti auguro un buon Natale, sento che vi dite così in questo periodo”
“Tu ci credi al Natale?”
“No, non sono cristiano”
“Nemmeno io ci credo, anzi mi indispone. Dimmi qualcosa del tuo paese, qualcosa in cui credi davvero”
“Va bene. È una cosa che mi diceva mia nonna, ci ho sempre creduto, e mi ha aiutato. Mi diceva che il cuore tiene quello che l’occhio vede”
“Grazie, è una cosa bella, sulla quale riflettere. Ti saluto, vado anche io, ciao”
“Ciao”