Succede come nei film

Interno sera, un soggiorno con angolo cottura come tanti. Lui, in piedi, sta stirando, lei, alle sue spalle, seduta sul divano, legge. Lui trattiene a stento il nervoso, accanendosi su ogni singola piega della maglia. Lei, legge. Interno sera, una camera da letto come tante. Lei, a letto, col piumone tirato fin sul viso. Lui, in piedi, si china per farle il bacio della buonanotte. Si rialza, e lei scoppia in lacrime. Lui riesce ad ingoiare quel calzino bagnato che si sente in gola, e con la voce più calma che riesce a fare, la quieta un po’. “Babbo, ma allora lo devo lasciare?” Una morsa fredda gli strizza il cuore, e decide di parlare chiaro, nero su bianco. Lei annuisce, gli occhi ancora velati, lui la bacia di nuovo, gli occhi anche lui velati. Interno sera, il soggiorno di prima. Lui fissa la cornice spenta del televisore.

E niente, si sa come va a finire.

Oggi, delle cose

Oggi il pensiero più forte è stato che è una questione di numeri, a volte. Essere un numero o dare i numeri, cosa sarebbe peggio? Per me la uno. Che è anche lui un numero.
Le liste. Mi stanno sul cazzo, le liste.
Dimmi i tuoi dieci libri dell’anima. Ma vaffanculo. Medium ha cominciato a darmi ai nervi anche per quello, duecento milioni di post di liste di cose.
Poi prima ho mandato una mail di complimenti ad un tizio sconosciuto, gliela ho mandata perché ha scritto un editor veramente come piace a me.
Poi ho fatto due cose che mi hanno fatto sorridere e stare bene. La prima, stanotte, ho condiviso al volo un sogno buffo con lei, e sapevo avrebbe gradito. La seconda è una riflessione che ho fatto prima, davanti allo specchio. Ero lì che mi studiavo la barba, per cercare qualche ciuffo ribelle, quando mi son raddrizzato e ho pensato che boh, tutta sta bellezza, non so mica, io. Sarà che ho degli ottimi feromoni. E va benone, eh, mica mi lamento. Di sta cosa volevo parlarne con Piero ma è tardi, faccio poi, lui ha sempre la parola giusta. E se non ce l’ha amen, è comunque un ottimo conversatore.

Una cosa sulla memoria

La memoria sembra che sia il filo rosso lungo il quale scorrono ultimamente i miei pensieri. Nei film, nelle cose mie, nelle canzoni, è sempre lì che mi martella in testa. È un pensiero articolato, quello di stasera, ed è tardi, quindi posso dire che in estrema sintesi si può riassumere dicendo che le cose andrebbero fatte in modo che ne rimanga traccia, un segno tangibile della cosa avvenuta, un nuovo ricordo molto forte nella testa di qualcuno. Così è impossibile cancellarci.

Quaranta. Ma forse non c’entra.

La sensazione che ho avuto oggi – una sensazione piuttosto intensa ma soprattutto di lunga durata, non di quelle che al limite metti lì nel cestone delle cose che potrebbero avere del sugo – è quella di essere nuovamente entrato in una fase in cui sento di poter imparare delle cose, e di cambiare punto di vista su altre. Una sensazione potente, stuzzicante, di quelle che ti mandano una bella scarica lungo le braccia. Non nascondo il fatto di aver pensato allo scavalcamento della soglia della quarta doppia cifra, ma in tutta onestà mi pare un po’ troppo ON/OFF la cosa. E a prescindere dall’origine, questa sensazione la cavalco a pelle, ché era dalla post-pubertà che non sentivo la testa così spugna.

Sul “No.”

Prima ero in terrazza a fumare, guardando l’acqua del fiume andare verso destra e gli steli delle canne inclinarsi verso sinistra, e pensavo “Tanta roba il fiume, come fa correre i pensieri lui, poco altro riesce”. E mi sono accorto di stare riflettendo sul “No.” che ho detto giovedì sera a Francesca, mia figlia. La domanda era se avesse potuto – per risparmiarmi la deviazione verso casa dei nonni la mattina dopo – portare il cellulare a scuola. “No perché uno non ti serve, due se te lo rompono o prendono, anche solo per scherzo, mi incazzo come una pantera e resti senza per un bel po’” “Ma ti prometto…” “No.” Mi ha pesato, quel No, riflettendoci a palle ferme (pun intended). Mi ha pesato, quel No, perché ho in qualche modo annullato delle aspettative, dei pensieri non detti, delle fantasie. Sento di poter dire che una volta non era così, e dal mio punto di vista meno complicato, perché sentivo un puro e semplice desiderio, fine. “Babbo voglio quello.” “No.” Si sente che è più semplice, dai. Amici che avete figli alle elementari non lamentatevi, i bei momenti devono ancora arrivare. (10 a 1 che arriva qualcuno a dirmi che superiori VS medie è la stessa cosa, ma già lo so, già mi tremano i polsi)