C’è questa cosa carina che fa Samuele ogni tanto, e cioè pubblica una foto su Friendfeed e chiede l’aiuto da casa per darle un titolo: i contatti rispondono e lui sceglie il migliore. Io ho partecipato qualche volta, e i titoli che ho proposto sono piaciuti in un paio di occasioni. Questa cosa, il dare un titolo ad una foto, mi piace molto, e trovo che sia importante, per la foto, le da un senso compiuto, le da una sorta di spiegazione che va oltre a quello che la foto mostra. E niente, ieri sera, intanto che partecipavo al contest, mi son chiesto quale fosse il titolo più bello che ho dato ad una foto, e senza dubbio è questo:
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Jul 11
Roma

[Se non lo riconosci, è il Pantheon. Se non ci sei mai stato, vacci. E' bellissimo, ci perdo le ore, lì dentro. Quì c'è tutto il photoset.]
Passata (quasi) la saudade, un breve sunto dei cinque giorni cinque trascorsi nella capitale.
E’ stato un viaggio voluto fortissimamenmte, per molti motivi. La necessità di staccare la spina, la voglia di vedere del bello e incontrare amici vecchi e nuovi. Non ultimo, il mio primo vero soggiorno fuori casa da solo per un numero sensibile di giorni.
Cosa ho visto.
Anzitutto, due luoghi più e più volte consigliati, considerata la mia passione per i cimiteri, e cioè il Cimitero Monumentale del Verano e il Cimitero Acattolico (nei link i photoset su Flickr). I luoghi più turistici di Roma li ho lasciati volontariamente da parte, se si esclude il Pantheon, perché 0) li avevo già visti durante un soggiorno precedente 1) ho voluto girare Roma con la testa all’insù, come dice bene Niki, cercando dettagli curiosi; e credo di esserci riuscito bene. Ho visitato – anzi, ho cercato di visitare, considerato che non tutte erano aperte – alcune chiese, consigliatemi dai preziosissimi contatti locali; poi ho visto il MAXXI, interessante sia all’esterno che all’interno. Ma girare a cazzo™ per i vari quartieri, Testaccio, Trastevere, San Lorenzo, è stato veramente impagabile: una full immersion nella vita locale di tutti i giorni, un turbinio di frasi colorite e creative. Veramente bello.
I pensieri.
Le riflessioni ci sono state, avoja, e ora di materiale sui cui lavorare ce ne è parecchio. Soprattutto sul fatto di trovarsi da solo. Le riflessioni che ho fatto più spesso sono queste due: 0) il bello dei viaggi da solo è che sei da solo 1) il brutto dei viaggi da solo è che sei da solo. Da soli, si ha una estrema flessibilità organizzativa, cosa che non accade nemmeno in un viaggio con persone con le quali si condividono interessi e modalità di viaggio. Da soli, se si va in un bagno pubblico e la porta non si chiude, bisogna arrangiarsi. Da soli, alla sera, quando si rientra alla base, si è di nuovo soli. E poi il ritorno. Nei viaggi passati, il ritorno è sempre stato parte integrante del viaggio, un po’ come la schiuma per la Guinness: una piccola parte di nostalgia, sormontata però da una parte più grande di felicità per il ritorno a casa (cerchi che si chiudono, cose così). Stavolta, con mio grossissimo stupore, no. Non avevo nessuna voglia di rientrare a casa, ma nessuna proprio, e l’ho fatto con il magone. Boh, filed under misteri della psiche.
I ringraziamenti.
I nomi li faccio tutti, diobono, ché queste persone mi hanno fatto stare davvero bene. Nicola, Federica, Eleonora, Silvia, Ermanno, Giorgia, Enza, Carlo, Claudio, Alessio, le due Laura, Luca, Antonella, Massimiliano, Emiliano e Giulia, spero di non aver dimenticato nessuno, nel caso quando ritorno menatemi. Un grosso grosso Grazie di cuore.
4
May 11
Ondate
La ditta presso la quale lavoro si trova in una zona industriale come ce ne sono tante, appena fuori da Cesenatico, un piccolo reticolo di strade e cemento circondato dai campi. Proprio accanto al capannone c’è un fazzoletto incolto ancora privo di costruzioni. Ogni anno, circa in questo periodo, cominciano ad apparire gli insetti, a ondate. Probabilmente è una cosa normale, ma il vederli contrastati sul grigio del cemento fa risaltare molto la cosa delle ondate. Si comincia con dei coleotteri neri grossi e lenti, che sembrano passare il 90% della loro vita pancia all’aria, poi le prime vespe, che costruiscono piccoli nidi a rotta di collo. Poi un mare di ragnetti rossi, se ti fermi un attimo a guardare a terra vedi ne vedi brulichìo. Ecco, da ieri sono tornati fuori i ragni un po’ più grossi e pelosi, come quello in foto. Avanzano a scatti, e li vedi come se ci fosse una luce stroboscopica ad illuminarli. Di solito ne vedo tre, uno per segmento di ringhiera, fermi in attesa di una preda, e invece ieri ce n’era un quarto, sul muro esterno, proprio quello più su, che mi guardava quasi dicendo “Cazzo guardi?”. Ovviamente non sono stato a spiegargli lo stupore che crea ogni primavera la cosa delle ondate; ho provato però a spiegarlo ad un collega, arrivato al momento della foto, e niente, aveva la stessa espressione del ragno. Bah.
24
Apr 11
Nettuno, close view
Questa statua del Nettuno si trova all’interno del Museo Civico Archeologico di Bologna, in cima alle scale che portano al primo piano. Vista la bellezza della statua, ho scattato una foto anche con lo smartphone, e l’ho messa subito online con il titolo “Quello originale”. Ora però mi sono venuti dei dubbi.
Non so se:
0] quello nel museo è realmente l’originale, e quello in piazza è una copia;
1] quello nel museo è un modello di prova, e quello in piazza è l’originale;
Internet non mi ha aiutato, purtroppo. Tu ne sai qualcosa?



