Tag: life

  • Cittadino del mondo

    Stanotte ho fatto questo sogno, dove facevo una settimana di ferie in solitaria ad Oslo. Posto quasi nuovo – quasi perché ci ero stato nel 2000 -, scarsa conoscenza della lingua inglese, in solitaria: non mi sono fatto spaventare, nel sogno me la passavo piuttosto bene, e la cosa mi ha fatto piacere, sia nel sogno sia riflettendoci dopo. Nella vita reale conosco diverse persone che possono essere definite cittadini del mondo, persone che le prendi di peso, le sposti nel luogo X, e loro si ambientano in cinque secondi netti e si comportano come se fossero state lì da sempre. Potenzialmente potrei farcela anche io, a patto che ci sia il bidet.

  • Ci abbiamo la badante

    Siamo ridotti così male che devono tenerci d’occhio da fuori, per evitare che la si faccia [troppo] fuori dal vaso.

    GINEVRA – Il governo italiano deve “abolire o modificare” il progetto di legge sulle intercettazioni perché “se adottato nella sua forma attuale può minare il godimento del diritto alla libertà di espressione in Italia”. Lo ha detto il relatore speciale dell’Onu sulla libertà di espressione, Frank La Rue, in un comunicato.

    [Fonte: Repubblica]

  • Venezia #2

    Voglio condividere le emozioni che Niki, compagna di treno sia all’andata che al ritorno, ha provato nel ritornare a Venezia, emozioni che ho provato anche io ritornando in questa bellissima città.

    Lo dicevo alla mia amica Daniela: a Venezia puoi venirci una volta al mese nell’arco di un anno e scoprire ogni volta una città diversa. E lo stesso fenomeno si ripete nel corso di una giornata: è come rimanere seduti di fronte a uno schermo cinematografico con un film sempre diverso a seconda dell’ora. Le cinque di mattina, un quadro impressionista; le sette puro oro bizantino; mezzogiorno, verde acqua e canicola; gli aranci e gli azzurri pomeridiani; le sfumature del tramonto sul bacino di San Marco; le luci che si rispecchiano sulla laguna appena cala la notte lungo la Riva degli Schiavoni e quelle che si riflettono nei rii e sotto i ponti di cui nessuno ricorda il nome.

    E ancora

    Uno dei piaceri offerti dalla città, dopo aver allenato l’occhio con qualche visita, è notare le differenze tra i vari sestieri. Sono differenze notevoli, un po’ come scoprire mondi diversi. Cannaregio è totalmente diversa da Castello e Santa Croce lo è da San Marco. Lo si nota specialmente guardando verso l’alto, l’architettura è diversa, diversa la forma delle calli. Lo faccio spesso di fermarmi e guardare all’insù, si notano particolari nuovi ogni volta (insieme a tanti occhi che ti seguono da dietro i gerani e al di là degli scuri). A Cannaregio c’è anche il Ghetto, che è un altro mondo a sé, con i suoi palazzi alti e le Sinagoghe nascoste. Uno dei luoghi che preferisco in assoluto a Venezia.

    La cosa di stare con il naso all’insù glielo ho visto fare, ed è vero, quelli che sembrano stretti pertugi uno uguale all’altro nascondono in realtà delle differenze, e il coglierle è veramente bello.

    Qui trovate il resoconto di Niki sul weekend.

    [tags]venezia[/tags]

  • Venezia

    Caldo treno camminare amici amore foto patella vaporetto spritz. Fantastico.

  • Bianco

    Si comincia con uno spazio bianco. Non dev’essere necessariamente carta o tela, ma secondo me dev’essere bianco. Noi diciamo bianco perché abbiamo bisogno di una parola, ma la definizone giusta è «niente». Il nero è l’assenza della luce, ma il bianco è l’assenza della memoria, il colore del non ricordo.
    Come ricordiamo di ricordare? È una domanda che mi sono posto spesso dopo Duma Key, spesso nelle ore piccole della notte, perdendo lo sguardo nell’assenza della luce, ricordando amici assenti. Certe volte in quelle ore piccole penso all’orizzonte. Bisogna stabilire l’orizzonte. Bisogna segnare il bianco. Un atto abbastanza semplice, direte, ma ogni atto che rifà il mondo è eroico. O così sono giunto a concludere.

    [Ho cominciato due post ieri sera, uno personale e uno tecnico; mi sembrava di avere delle cose interessanti da dire, e ci tenevo a dirle. Poi, ad un certo punto, mi sono fermato e ho riletto le frasi, e mi sono detto “Embè? E allora?”. E niente, ho cancellato entrambe le volte il testo, rimanendo con la textarea di inserimento completamente bianca. Vuota. Mi è venuto in mente l’incipit di Stephen King in Duma Key, e ci ho riempito il bianco di cui sopra. E questa cosa potrebbe spiegare un po’ il perché delle quadre, penso.]

  • Ciclicità

    Ieri riflettevo sulla sensazione di vuoto che ho provato dopo aver pubblicato nel blog l’ultimo racconto, decisamente il più articolato e corposo che abbia scritto finora. Una sensazione di vuoto tangibile, impossibile da scambiare per qualcos’altro, ben definita. La sensazione l’avevo già provata in altre occasioni, ma non così forte, e molto probabilmente è direttamente proporzionale alle dimensioni di ciò che ho prodotto. Poi, sempre ieri, durante le varie cose che ho fatto, mi sono accorto che il senso di vuoto veniva meno, un poco alla volta, lentamente, ma calava. Grazie a cosa? Grazie ai pensieri che mi attraversavano la testa, grazie alle idee che mi venivano, grazie ai piccoli spunti che in qualche modo mi portavano al pensiero “Carino questo, e se ci scrivessi qualcosa a proposito?”. Analizzando anche gli episodi passati, mi sono reso conto che il mio approccio alla creatività, sia questa un racconto, un programma, una qualsiasi opera di ingegno, è un ciclo continuo di svuotamento/riempimento interiore, e la cosa mi affascina e spaventa un poco allo stesso tempo. Mi affascina perché sento di poter usare la creatività come medicina contro i momenti di down, e mi spaventa perché temo che, come tutte le vene, anche quella creativa possa estinguersi. Per ora mi godo questa ciclicità; per il futuro, boh.

    Alla prox

    [tags]racconti[/tags]

  • due giugno

    8.42 di un due giugno nuvoloso, come solo i giorni festivi riescono ad esserlo [che palle, nda].
    Ho fatto colazione, e ora sono in giardino a scrivere questo post, con un occhio sulla mia agorà digitale preferita, e l’altro sui quotidiani online. Leggo notizie che mi preoccupano, altre che mi fanno incazzare, altre ancora che mi fanno molto incazzare. Il senso di fastidio è forte, ma nonostante questo, e nonostante la divergenza di opinioni rispetto una moltitudine di altre cose, mi riconosco nei festeggiamenti di oggi, la considero un evento importante, un passaggio molto significativo della nostra storia.

    Buona Festa della Repubblica a tutti.

    Alla prox

  • Abitudinario

    Mi avvicino al bancone, verso la cassa, e vedo che la fila è piuttosto lunga. Non ci voleva, che come al solito vado di fretta. Sbuffando mi metto in coda, in attesa del mio turno. Meno una. Meno due. Nessuna mail da leggere nell’attesa, e distrattamente butto l’occhio al di la del vetro. La vedo. E’ occupata nel suo lavoro, a testa bassa, si muove di qua e di la. Poi alza la testa, si guarda attorno, e un attimo prima di riabbassarla mi vede. Un sorriso con gli occhi per dire “Ciao”, un’altro sguardo come a chiedere “Il solito?”, un mio cenno con la testa come conferma. Le altre persone davanti a me, una per una, pagano, poi tocca a me. Prendo lo scontrino, vado verso il ripiano di vetro, e lo baratto con la mia piada calda. A volte è bello essere abitudinari.

  • Quotando

    E la sensazione di amarezza che provi quando senti una frase bellissima, già detta o scritta, e non ti resta altro che quotarla, per farla un poco tua.

    Alla prox